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Chi non inizia ha già fallito

Abbiamo un’unica certezza nella vita. Non sappiamo quando arriverà e preferiamo non pensarci mai.

 

Viviamo come se fossimo eterni, procrastiniamo quelle decisioni che renderebbero la nostra vita migliore, perché non abbiamo coraggio.

 

Il tempo passa inesorabilmente e prima o poi ci mette faccia a faccia con ciò che non abbiamo compiuto. Sì, perché ciò che ci peserà di più alla fine sono le cose che non abbiamo fatto. 

Uno dei cinque grandi rimpianti nella vita confessati sul letto di morte è quello di  aver avuto paura di vivere la vita come si voleva. Questi dati sono stati raccolti da Bonnie Ware che ha lavorato come infermiera in una casa di cura per malati terminali.

 

Nessuno ha mai detto di aver rimpianto l’aver provato imbarazzo per un sentimento confessato, per un rifiuto che ha dovuto incassare. Quello su cui tutti concordano in fin di vita sono le cose non fatte, i sentimenti inespressi, il coraggio mancato per lanciarsi in una cosa nuova, le azioni non intraprese. 

E allora è questa la grande lezione che dobbiamo apprendere per non ritrovarci lì, anche noi, a rimpiangere di aver vissuto una vita ordinaria, frenati dalla paura del fallimento quando la vita dei nostri sogni era lì a portata di mano. 

 

Vivere nella paura equivale a vivere a metà.

 

Voglio che tu ti chieda quando è stata l’ultima volta che hai osato. Quando è stata l’ultima volta che hai agito con spontaneità, senza rimuginare. 

 

Non si tratta di essere degli sprovveduti, si tratta di non essere schiavi delle proprie paure. 

 

Spesso preferiamo la nostra scomoda realtà attuale, perché la conosciamo a fondo, sappiamo cosa possiamo aspettarci.

La conosci la storia della rana bollita? Si tratta di una metafora ideata dal filosofo Noam Chomsky per descrivere la capacità deleteria dell’essere umano ad adattarsi a situazioni a dir poco spiacevoli senza fare alcunché per uscirne. 

 

Fino a che non diventa troppo tardi per reagire. 

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.” Tratto dal libro di Noam Chomsky

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E' un problema di scelte

Ora comprendi come rimanere in una situazione di infelicità latente, accettando condizioni che non hanno un’intensità tale da farti saltare fuori dalla pentola alla fine ti indebolirà e finirai bollito.

 

Non puoi aspettare che la situazione diventi insopportabile per agire. Devi agire adesso, per prevenire. Devi anticipare i tempi. 

 

Vuoi aspettare di perdere il lavoro che non ami per doverti costruire una fonte di reddito da zero tra vent’anni? Tra vent’anni sarà difficile. Non avrai più le forze. Le persone che avranno agito adesso si saranno prese anche la tua fetta di mercato. Ora hai la possibilità di costruire per vivere meglio. Se rimandi, in futuro dovrai agire per sopravvivenza.

 

Per non parlare del fatto che avrai sprecato gli anni migliori della tua vita. 

 

E’ arrivato il momento di onorare la vita e il talento che ti è stato donato.

Invece di contare i giorni che ti separano dal venerdì, impegna il tuo tempo a porre le basi per la vita che ti meriti. 

 

Se l’idea di un rimpianto futuro non ti fa agire per migliorare le tue condizioni di vita attuali, probabilmente è perché la paura di fallire ha preso il sopravvento della tua mente.

 

Voglio ricordarti però che la paura non è reale. La paura è solo un pensiero nella tua testa di una qualche ipotetica conseguenza. La tua mente ti fa apparire quella sofferenza come reale e allo stesso tempo insopportabile. Ma non è reale. E’ solo un pensiero, un’idea che viene fuori da qualche convinzione che ti è familiare. 

 

Se ti lasci sopraffare, allora significa che non stai veramente vivendo la tua vita. E’ la paura che vive la tua vita al posto tuo. 

 

L’uomo costruisce nella sua mente l’ottanta percento dei problemi, molti dei quali non si verificano mai. Questo significa che sprechiamo la maggior parte delle nostre energie in preoccupazioni su cose che non si verificano mai. Pensiamo di avere il controllo della situazione se ci preoccupiamo, ma è la paura  e la preoccupazione a controllare noi, non viceversa. 

 

Se ti suona familiare, vuol dire che anche tu hai dedicato troppo tempo a vivere nella preoccupazione, piuttosto che gioire delle innumerevoli opportunità che la vita ti ha presentato. 

 

E’ arrivato il momento di portare maggiore consapevolezza nella propria vita e di compiere azioni che dimostrino a noi stessi di aver superato anche questa prova. Altrimenti il prezzo che dovremmo pagare sarà quello del rimpianto e dell’infelicità. 

 

La vita mi ha insegnato che chi zittisce i segnali della propria anima, chi spreca i propri talenti e si rende schiavo dell’infelicità cronica alla lunga si ammala. Se la paura del fallimento ti fa presagire delle sofferenze, immagina come sarebbe soffrire davvero e non per cose immaginarie. 

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Ricordi la scuola?

Voglio tranquillizzarti. Quello che ci spaventa all’idea del fallimento è l’imbarazzo, la figuraccia che potremmo fare di fronte ai nostri cari. In definitiva la paura del fallimento ha molto a che vedere con la stima che abbiamo di noi stessi e col valore che diamo alle nostre risorse interiori. Se abbiamo imparato a darci valore e a considerarci come esseri degni di stima, difficilmente ci lasciamo ingabbiare da questa paura. Tuttavia, la maggior parte di noi è cresciuta in una cosiddetta cultura del fallimento.

 

Ricordi quando a scuola provavi a fare qualcosa di nuovo? Chi faceva le cose “giuste”, cioè determinate da qualcun altro, veniva premiato. Chi tentava una strada nuova e “sbagliava” veniva punito con un brutto voto. Col tempo ci siamo inibiti e abbiamo smesso di voler tentare una strada nuova. Fare cose nuove, diverse, è visto con sospetto come qualcosa di proibito per cui verremo in qualche modo giudicati. 

 

La nostra società non ci incoraggia a sperimentare e più passano gli anni più diventa un azzardo. 


Commettere gli errori però fa parte della vita. Per diventare esperti in qualunque cosa occorre prima commettere degli errori, solo così si plasma la nostra conoscenza. Fortunatamente i bambini che imparano a camminare non hanno questo tipo di inibizione e paura, altrimenti se pensassero che qualcuno li giudicherà per le volte che cadono nessuno di loro imparerebbero a camminare. 

 

La mentalità giusta per vivere pienamente è vedere ogni caduta come un passo che ci avvicina sempre di più al nostro obiettivo. Ogni errore che commettiamo non solo rende il nostro successo più vicino, ma plasma il nostro carattere e spinge i nostri limiti un passo oltre.  

Occorre usare i nostri passi falsi a nostro vantaggio, come ha fatto Thomas Edison che ha detto: Non ho fallito millenovecentonovanta volte, ho solo trovato millenovecentonovanta modi in cui non funziona. Ed è così che ha inventato la lampadina e molta della tecnologia che utilizziamo ancora oggi. 

 

Per aiutarti a capire se hai paura del fallimento ti basterà riflettere su questi “sintomi”:

Hai difficoltà a fare cose nuove che non hai mai fatto?

Ti saboti rimandando o ponendoti da solo degli ostacoli?

Tendi a rimandare finché tutte le condizioni non saranno favorevoli? 

Ripeti spesso a te stesso che non sei capace a fare una determinata cosa?

Tendi al perfezionismo e i tuoi progetti non hanno mai fine perché non sono (e non saranno mai) perfetti?


Se hai risposto di sì a una di queste domande, probabilmente hai paura delle conseguenze del fallimento. 

 

Ora che hai scoperto anche cosa può portarti l’inattività e l’apatia nella vita, hai la possibilità di cambiare e di migliorare la situazione. 

Sono sicura che ci riuscirai, perché te lo meriti. 

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